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日志


12月26日

Regalo di Natale

 

 

Posa la penna, piega il foglio, lo infila in una busta.

Si alza, prende dal suo baule una scatola di mogano, solleva il coperchio, ci lascia cadere dentro la lettera, aperta e senza indirizzo.

Nella scatola ci sono centinaia di buste uguali.

 Aperte e senza indirizzo.

Ha 38 anni, Bartleboom.

 Lui pensa che da qualche parte, nel mondo, incontrerà un giorno una donna che, da sempre, è la sua donna.

Ogni tanto si rammarica che il destino si ostini a farlo attendere con tanta indelicata tenacia, ma col tempo ha imparato a considerare la cosa con grande serenità.

Quasi ogni giorno, ormai da anni, prende la penna in mano e scrive.

Non ha nomi e non ha indirizzi da mettere sulle buste: ma ha una vita da raccontare.

E a chi, se non a lei?

Lui pensa che quando si incontreranno

sarà bello posarle sul grembo una scatola di mogano piena di lettere

 e dirle –Ti aspettavo.

Lei aprirà la scatola e lentamente,

 quando vorrà,

leggerà le lettere

 una ad una

 e risalendo un chilometrico filo di inchiostro blu si prenderà gli anni –i giorni, gli istanti– che quell'uomo,

prima ancora di conoscerla,

 già le aveva regalato.

O forse, più semplicemente, capovolgerà la scatola

 e attonita davanti a quella buffa nevicata di lettere sorriderà dicendo a quell'uomo

 –Tu sei matto.

 E per sempre lo amerà.

 

 

          A. Baricco.

12月17日

Io contro me

 

 

La più nobile specie di bellezza è quella che non trascina a un tratto, che non scatena assalti tempestosi e inebrianti (una tale bellezza suscita facilmente nausea), ma che si insinua lentamente, che quasi inavvertitamente si porta via con sé e che un giorno ci si ritrova davanti in sogno, ma che alla fine, dopo aver a lungo con modestia giaciuto nel nostro cuore, si impossessa completamente di noi e ci riempie gli occhi di lacrime e il cuore di nostalgia. (Nietzsche Friedrich "Umano, troppo umano")

 

Ieri ho sistemato quei fogli ancora una volta, perché lunedi li consegnerò per la seconda volta in vita mia a qualcuno che

 “poi mi dirà”…incrociando sempre le dita, ovviamente…

Mi sono spaventato. Ho avuto paura, terrore.

Non so di cosa.

Ma di quei fogli ho solo controllato l’ordine, e basta.

 Non sono riuscito a leggerli.

A rileggerli.

Non avrei mai creduto che qualcosa che si è fatto nascere con tanta passione, costate notti e notti e notti e sogni,

 potesse creare tanto disagio interiore.  

Una sensazione strana.

E’ come se non volessi più confrontarmi con quelle parole.

Parole che io stesso ho scelto, e da cui adesso cerco di fuggire.

Parole che adoravo per il significato che hanno, ma che ora non voglio comprendere.

Un senso di rifiuto.

Non so perchè.

Non ho affatto rinnegato ciò, non lo farò mai, e difenderò il mio lavoro sempre e con forza inaudita.

Ma non riesco a confrontarmici.

Ho creato uno specchio di me, fatto di fogli, parole e sentimenti.

Ma riflettermici….mi fa paura…evito di farlo.

Messi in ordine quei fogli, son tornato al pc. Quasi per caso mi sono imbattuto nel blog di una mia amica,

 Valentina, ed ho letto quelle parole di Nietzsche.

Descrivono realisticamente il rapporto emozionale che mi lega a quei fogli.

Quei fogli, quei capitoli, quei dialoghi hanno, su di me, lo stesso effetto della bellezza descritta dal filosofo.

Sarà perché è il frutto stupendo di un periodo orrendo, sarà che leggendo quelle parole in mente parte in automatico il film di quelle notti da incubo, attraversate totalmente sveglio.

Risposte zero.

Forse una c’è: quelle pagine sono io.

E a volte niente fa più paura di se stessi.

 

 

 

 

12月11日

L'amore perfetto

 
 
 
Ieri notte, verso le 3:40, ho beccato un film su una tv locale, le solite americanate
di pieni anni '90...
Stava sto tipo belloccio sulla trentina che aveva una discussione
con una coetanea very american girl (bocce da paura, bionda, labbra a canotto).
La discussione verteva su un comportamento di lui che aveva infastidito lei,

tipo il rifiuto a fare una cosa insieme e che per lei era importante, e da questo lei si lamentava del fatto che non erano più la coppia di un tempo, erano cambiati, bla bla bla, ecc ecc ecc…

Sarà che a causa del maltempo son saltate le luci del vico poco dopo, e per precauzione ho spento la tv, sarà che non avevo sonno e non sapevo cosa fare, fatto sta che ho cominciato a ripensare a quelle parole e a ricamarci sopra…

Le storie d’amore per essere felici ed andare avanti a gonfie vele hanno bisogno di una simbiosi vera e propria tra i due partner, senza dubbio…

Ma questa simbiosi, quando a volte, come è naturale che sia, può in una data circostanza venire a mancare, chi deve crearla per rimediare?!

Ed è giusto metterci le mani, o così si snaturalizza tutto?

Nel senso: mettiamo caso che io ho una passione sfrenata per il calcio, e non posso rinunciare alla mia partita settimanale con i miei amici con cui gioco da quando ero piccolo. E mettiamo caso che mi fidanzo con una ragazza che per un motivo o per un altro, preferirebbe che io rinunciassi a quella partita.

Cosa sarebbe giusto fare? E cosa farei invece?

La accontenterei volentieri? Lo farei a malincuore? Le farei capire che non è giusto privarmi di una cosa simile?

Io personalmente non ci penserei due volte, rinuncerei alla partita perché la amo, è logico.

Ma forse, sebbene logico, non sarebbe giusto.

L’amore dovrebbe essere uno scambio di sostegni, e non una privazione.

Ma è davvero così?

Se un partner annulla se stesso per l’altro, perché lo ama più di qualsiasi altra cosa, è comunque amore vero?

O l’amore vero non dovrebbe prevedere sacrifici?

A volte credo che l’amore sia più simile ad un punto interrogativo che ad altro…

Poi alla fine ho preso sonno, ma intanto mi piacerebbe conoscere il vostro parere in proposito.

 

 

 

12月2日

Momenti recenti

 

Domenica 30 novembre.

 

Primo apparente giorno di Sole, dopo circa 10 giorni consecutivi di pioggia.

Dieci giorni consecutivi di pioggia, che hanno mandato all’aria non pochi programmi.

E’ il periodo.

Per chiunque mastichi un po’ di musica anni ’80, è impossibile che la mente non suggerisca in automatico “November Rain” quando di questi tempi scende acqua dalle nuvole a bagnare i pensieri. Ed allora viene naturale scrivere mentre Axel    dall’ ipod mi ricorda che nemmeno la fredda pioggia di novembre dura per sempre.

Oggi il Sole splende alto.

Oggi Axel ha ragione, più che mai.

E’ passato parecchio tempo, quasi due settimane, da quando per l’ultima volta sono riuscito a scappare dopo le lezioni a Mergellina, a godermi il sole.

Tutto sommato più andavo avanti, e più immaginavo che prima o poi la pacchia sarebbe finita, che il meteo mi avrebbe impedito quel cazzeggio che tanto mi piace fare. Almeno per un po’ avrei dovuto rinunciarvi. E come tutte le cose, quando sai che prima o poi ti vengono tolte, anche solo per un po’, te le gusti meglio, te le assapori con calma, quasi a farne scorta.

E’ così che si frega il destino.

Ed è cosi che quel martedì ho fatto anche io.

Ipod sui muretti che affacciano sul Castel dell’Ovo, giornata di Sole, freddo secco, zero umidità. Quand’è così riesci a vedere cosa stanno mangiando a Capri, e il profilo del Vesuvio si disegna perfetto nel cielo, risaltando al punto da sembrare ad un passo da te. Sono queste le giornate che preferisco.

La cosa bella di Mergellina è che a destra hai il Vesuvio, e a sinistra la collina di Posillipo.

A sinistra, dal Vesuvio, è dove il Sole preferisce nascere, quasi fosse una palla di fuoco

sparata direttamente dal vulcano.

Ora galleggiava in cielo, quasi perpendicolare a me.  

A destra invece il Sole va a sistemarsi per la notte, scivolando tenue dietro le ville e le case.

Io sono un malato mentale, lo ammetto, ma è più forte di me. Mi immedesimo in ogni canzone che sento, in ogni frase che ascolto, in ogni nota che mi smuove l’animo.

Sento il bisogno di abbattere la casualità, con qualsiasi mezzo. Magari con l’immaginazione, magari illudendomi

che ciò che vedo non succede solo perché “è capitato”, ma perché ad ogni modo c’è un significato.

Mi fa sentire bene pensare ciò, e tanto mi basta. Allora capita che dalla playlist del lettore mi parte una frase,

“ i need a sign, to let me know you’re here…”, ed un gatto mi passa tra le gambe e mi si ferma accanto,

 strusciandosi sulla coscia destra.

Gli allungo un po’ di pane, e dopo averlo voracemente fatto sparire, va via lentamente.

Forse non esiste affatto il caso, forse quel gatto è passato di lì per pura coincidenza, avete ragione.

Ma credetemi, se ve ne fottete per un attimo della realtà razionale, e pensate quello che vi fa più bene pensare, vi sentite il cuore 4 volte più grande. E se una scossa dentro vi fa nascere un po’ di pelle d’oca sotto il maglione, sappiate che è naturale…

Il bello del mare, è che ti offre l’orizzonte. E guardare l’orizzonte è il modo migliore per riflettere.

Riguardo se stessi, riguardo la propria vita. Riguardo tutto.

A volte non basta essere soli per sentire la propria voce.

A volte bisogna essere con se stessi.

Ed è mille volte diverso.

E’ mille volte più bello.

Io so di avere qualcuno al di là di quell’orizzonte che si stagliava davanti a me, ne sono certo.

Forse fissava lo stesso mare, o forse semplicemente era solo con se stesso come me.

Felice di avere qualcuno dall’altro capo del filo dei propri pensieri, perché in questo modo tutto scorre più fluido.

Più facile.

Ora non saprei dire chi sia, né dove sia, né se e quando i pensieri resteranno in silenzio per far parlare gli sguardi,

assetati l’uno dell’altro come non mai.

Però mi piace pensare che ci sia. E che i miei minuti di compagnia solitaria saranno ancora più belli

quando gliene parlerò, un giorno, mentre lei mi verserà nel cuore i suoi.

Adesso però Posillipo cominciava a mangiare piccole parti di Sole, e Venere appariva sul palco del cielo.

Era ora di andare.

Sperando che si avveri al più presto la profezia dei Gun’s…..